giovedì 5 aprile 2012

Ricordi da un trasloco

L’anima va somigliando sempre di più ad una spiaggia vuota. No, questa casa va somigliando sempre di più ad una spiaggia vuota. Quelle spiagge d’inverno, vuote di ombrelloni e cabine e bar e tamburelli, che lasciano spazio all’odore del mare, al suo rumore incessante, lontano da ogni possibile forma di riproduzione umana. E la cosa strana è che questa casa si trova vicino al mare, ci passa solo una strada in mezzo, che d’estate diventa un affollatissimo nastro rumoroso di autoradio e famiglie, e d’inverno rimbomba e fa paura per la sua solitudine, e il suo buio. Se apro la finestra per far uscire la puzza di umido, il mare di dentro può confondersi con il mare di fuori, e così le loro solitudini parallele. Invece lascio chiusa la finestra e accendo un bastoncino di incenso e una candela, metto su un disco a caso, e comincio a chiudere la mia vita in qualche scatola di pasta, o di pannolini. Libero per prime le pareti, tolgo i quadri, i calendari, gli specchietti etnici, gli attaccapanni. Passo al frigorifero e alla scala di ferro, ricoperti entrambi di magnetini da collezionista nevrotico. Poi è il turno dei libri: li prendo dagli scaffali, li odoro e li tocco per verificarne il grado di umidità, sbuffo pensando a quanti ancora non ho letto. Cade una foto usata come segnalibro, mi attardo a guardarla, non so se davvero mi interessa compiere questo gesto. L’ansia che mi assale è quella di fare spazio, pulizia, di restituire le cose per troppo tempo avute in prestito, dimenticare, mettere ordine nelle scadenze, liberarmi dei rimpianti e delle zavorre pesanti, ricordare gli appuntamenti, e togliere la polvere. Mi sento un po’ sola e persa, ma non ho voluto né saputo chiedere aiuto a nessuno, e infatti sono tutti lì che pensano che non ho avuto bisogno nemmeno della ditta dei traslochi, tanto ero brava a cavarmela da me. La schiena fa male, e questo è l’unico segnale chiaro che riesco a ricevere. Tutto il resto rimane vuoto e indistinto, come una spiaggia invernale esposta al mare e ai venti, che non ospita nessuno a prendere il sole o a giocare ai castelli di sabbia, e non mantiene in sé nessuna impronta di piedi o di tavolini. Forse è meglio aprire questa finestra, fare luce, dare spazio all’aria, a questo vento caldo e inconsueto per una stagione di freddo eccezionale, come dicono i metereologi. Meglio riempire presto le scatole di cartone, sigillarle ordinatamente, dimenticarne il contenuto. Buttare qualcosa, dopo attenta analisi dei pro e dei contro. Mettere i vestiti nelle valigie, o portarli tutti in lavanderia, perché vada via quest’odore di umido.

mercoledì 4 aprile 2012

La pastiera di Benedetta

E ora ho anche la ricetta di Benedetta di gastronomicavolante.blogspot.it! Grazie, e comincino le danze!

martedì 3 aprile 2012

La pastiera di Roberta

La mia amica Roberta ha postato per me la sua ricetta della pastiera napoletana. Io sono in periodo di esperimenti, quindi quest'anno mi avvalgo della sua ricetta, che sto collezionando insieme ad altre, per vedere se pure a me riesce una pastiera decente!

venerdì 9 marzo 2012

http://inthekitchenforfun.blogspot.com/

Chi ha un blog conosce questo simbolo:


Si tratta di un premio che un blogger dà ad un altro blogger. Io voglio premiare Roberta di http://inthekitchenforfun.blogspot.com/.
Mi piacciono un sacco le sue ricette, la sua grafica e la sua simpatia. E voglio essere invitata a pranzo da lei!

Riguardo il premio, per chi lo riceve ci sono delle regole:

1. ringraziare chi lo ha assegnato, mettendo il link al suo blog (già fatto)

2. condividere 7 cose/fatti/notizie su se stesso

3. conferire l’Award ad altri 15 blogger che segue o che ritenga abbiano un blog interessante e far sapere loro che hanno vinto.

mercoledì 7 marzo 2012

Un pò di riflessioni intorno ai luoghi del lavoro, a partire da un web contest che mi ha ispirata

Questa è la mia scrivania, fotografata in una sera di marzo. C’è il portatile, la stampante nuova regalo di Natale di mia sorella e di suo marito, un vecchio telefono, la base di un utilissimo cordless, libri e guide di viaggio, portapenne e porta incensi, una lampada di carta di riso rossa, acquisto romano di un periodo difficile, statuette lignee e di ceramica (devo ammetterlo, bomboniere di matrimoni di amiche), biglietti aerei, foto sparse, le mie amiche, mia zia e me da bambina, mia sorella, la mia gatta, un cuoricino antistress, penne e matite in quantità, una candela aromatizzata all’olio d’oliva, una calcolatrice, la cassetta degli attrezzi Ikea, una scatola portamatite che è la bizzarra e forse un po’ pacchiana riproduzione della Tate Modern di Londra. Ieri sera, quando ho mostrato questa foto, insieme alle altre che avevo scattato per partecipare al web contest, al mio compagno perché mi desse un suo parere, lui ha esclamato con un’aria un po’schifata: “Quanta roba!”. Conosco il suo bisogno di ordine, capisco bene perché la mia scrivania non gli piaccia. C’è troppa roba. Eh, già, è pienissima. Della mia vita. E’ la mia vecchia scrivania, quella che si ricorda lo studio per la maturità, poi per la laurea e la tesi scritta al vecchio computer dell’età della pietra, nella mia stanza a casa di mia madre, che sto cercando di trasformare in studio, quella a cui sono tornata dopo le esperienze di lavoro all’estero, quando ancora credevo che tutto sarebbe stato possibile, dopo le vittorie e le sconfitte, soprattutto dopo le sconfitte, i finanziamenti che non arrivavano, i crediti che salivano vertiginosamente, i miei crediti che si facevano quasi carta straccia inesigibile, quando i tempi si sono fatti bui, e il lavoro difficile, spinoso. Conservo ancora un altro posto, un po’ lontano da qui, che è il mio luogo di lavoro ufficiale, la mia società di formazione che testardamente resiste alle avversità e ai committenti pubblici insolventi, ma è da qui, seduta di fronte alle foto della Bretagna, o dell’India, che ho fatto centinaia di interviste telefoniche con annesso questionario a società di formazione venete o molisane nell’ambito di una indagine statistica per cui sono stata pagata presto e bene, è qui che ho passato ore a studiare, fare ricerche, mandare e ricevere mail, e scrivere (o meglio, ridurre) in formulari complicatissimi e rompicapo i progetti che sono il fulcro del mio lavoro. Da qui mi muovo, sempre con il mio fido destriero a quattro gomme (Camilla II, ma questa è un’altra storia), per andare in istituti scolastici, vedere persone per gruppi di lavoro, fare docenze, cercare o creare nuove possibilità. Qualche sera fa il mio socio ed io abbiamo lavorato insieme ad un piano finanziario piuttosto complesso, via skype, condividendo lo schermo del computer, e l’ansia dei numeri che devono tornare, ad un certo punto. Un modo per eliminare, seppur in maniera virtuale, le lontananze, e le solitudini.

martedì 6 marzo 2012

Web Contest: Soggettiva Lavoro

C'è un web contest in giro, che mi ha molto attratta: riservato alle donne, chiede di raccontare, con una foto e un testo di commento, il proprio lavoro, e il proprio luogo di lavoro. Io l'ho fatto, ed è stato divertente. Quando il contest sarà finito, pubblicherò qui la mia foto e il mio testo. Intanto vi chiedo, donne e amiche, di partecipare anche voi!

giovedì 9 febbraio 2012

Al freddo e al gelo

Con l'Italia "stretta nella morsa del gelo", come da splendido linguaggio giornalistico, qui tutto procede, alla ricerca di piccoli esempi di grazia e dignità. Devo dire che in questo preciso momento storico ne trovo pochi, ma continuo a cercare, forse i miei occhi non sono abbastanza attenti. O forse deve passare quest'inverno troppo freddo e duro, e dovrà arrivare una splendente estate...